TAPPA 2 - I LUOGHI DEL MARTIRIO - DA BAIA A BAGNOLI
- Metadventures esperienze in cammino

- 19 mag 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 22 mag 2025
Il cammino prosegue nei “campi ardenti” inseguendo i passi della storia del martirio, del corpo e del sangue di San Gennaro. Si parte dall’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, lì dove avviene il primo miracolo: il vescovo, trascinato in catene nell'arena invece che fameliche fiere, incontra leoni ed orsi che si inginocchiano al suo passaggio leccandogli i piedi. Allora il giudice Draconzio ordina la decapitazione per tutti, da eseguirsi il giorno seguente nella Solfatara di Pozzuoli con il beneplacito del governatore.

Il percorso insegue il racconto del triste viaggio dei condannati verso il forum vulcani di Pozzuoli. Durante il tragitto, un mendicante, chiede al vescovo un pezzettino del tessuto della sua veste che è sicuro diventerà sacro e che vorrebbe conservare come reliquia per tornare ad avere fortuna nella vita. Gennaro risponde che potrà prendere liberamente il fazzoletto che coprirà la sua gola durante la decollazione. Il mendicante ringrazia commosso. Il vescovo, non appena prima che la scure si abbatta sul suo capo, si sistema la fascia.
Un secondo ed il colpo lo uccide, nemmeno il tempo di allentare il fazzoletto che gli stringe il collo. Ma in quell'istante recide anche il suo dito, che rimarrà a perenne ricordo di quel momento solenne e tragico. Un piccolo dito, forse un mignolo che nei secoli i napoletani trasformano in un cornetto rosso, catalizzatore della sfortuna e del malocchio che, come sa ogni napoletano, vengono attirati e cancellati da quel piccolo simbolo della mano del martire.
La tappa si conclude con una visita all Rione Terra di Pozzuoli dove nel Museo Diocesano sono custodite le tre tele che Artemisia Gentileschi realizzò nel 1636 per la Cattedrale di Pozzuoli e che per la prima volta dialogano tra di loro. Una delle più struggenti è quella relativa all'episodio del primo miracolo, dipinta più di 1300 anni dopo, che entrerà però definitivamente nel cuore dei napoletani grazie ad una raffigurazione leggiadra e tremenda, come solo la mano di una donna può rappresentare: un Santo in abiti vescovili che, austero, ammansisce le fiere scaraventate nell'anfiteatro per sbranarlo.




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